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Taizè

Introspezione
Chistianesimo delle gioventù europea

Silenzio della contemplazione

La preghiera, questa discesa nelle profondità di Dio,
non ha lo scopo di farci star meglio nella nostra pelle.
Pregare non in vista di una utilità qualsiasi
ma per creare con il Cristo una comunione di esseri umani liberi.
Quando tentiamo di dare a questa comunione una espressione
attraverso le parole, è una preghiera cosciente.
Ma l'intelligenza esprime soltanto la superficie della persona.
Ed eccola presto sprovveduta... ed ecco dominare il silenzio,
al punto da sembrar significare una assenza di Dio.
Piuttosto che bloccarsi sulle aridità del silenzio,
sapere che queste aprono possibilità creatrici impensabili:
nell'universo soggiacente alla persona umana, nell'infracosciente,
il Cristo prega più di quanto noi immaginiamo.
In confronto all'immensità di questa preghiera segreta del Cristo in noi,
la nostra preghiera esplicita si riduce a ben poca cosa.
Silenzio della contemplazione! In ciascuno di noi esistono abissi
di dubbio, di violenza, di incognito, di sofferenze intime..,
e anche risvolti di colpevolezza, di cose inconfessate,
fino a sentire aperta la voragine di un vuoto.
Degli impulsi salgono in noi, che vengono da non si sa dove,
forse da una memoria ancestrale, o genetica.
Lasciamo il Cristo pregare dentro di noi,
con la fiducia dell'infanzia,
e un giorno questi abissi saranno abitati.
Un giorno, più tardi, constateremo in noi la rivoluzione avvenuta.
A lunga scadenza, dalla contemplazione scaturisce una felicità.
E questa felicità è motore della nostra lotta per e con l'umanità.
È coraggio, è energia per assumere dei rischi.
È traboccare di letizia.
(Da: 1971, Lotta e contemplazione). Frère Roger di Taizé

per gentile concessione della Comunità di Taizé ( link con pagine internazionali multilinguistiche)
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